Sacro cuore
Mia madre russa come se niente fosse, di traverso su di un letto protetto dal sacro cuore: lo stesso che fissavo da bambino. Lo stesso sotto cui mi masturbavo, mi contorcevo di conati, mi illudevo pensando in grande, e lo stesso sacro cuore vigile e impolverato che mi sovrastava mentre rinunciavo ad andare a scuola. Questo sacro cuore si accendeva un tempo, mi sa. Dovrei provare a vedere, aspetto che si svegli, che le facciamo la doccia con la badante, che prenda l'integratore e poi ci provo a illuminare questo benedetto sacro cuore. Magari mi torna in mente quando, sempre in questa camera, ascoltavo eccitato Tutto il calcio minuto per minuto. Oppure altre cose allegre che sicuramente qua dentro ho fatto, sì, perché io, noi, siamo sempre stati pronti all’ironia: quella che spezza dolore o ragione, un'incudine che brilla d'amore per l’altro. Comunque, il sacro cuore mi faceva anche paura in un certo periodo dell'infanzia. Quel cuore emerso dal corpo, lo stesso corpo che aveva una faccia beata e barbuta, non maschia come quelle dei nostri padri dei vicoli; bè, all'epoca non era limpido e rassicurante come messaggio. Ma in questa famiglia sempre tra le onde, cosa c'è stato di limpido e di rassicurante? il sonno, quello siamo stati bravi a praticarlo. Il ridere era limpido nel suo esplodere, poi prendeva sempre pieghe malinconiche, autoironiche. Bah, qua la luce è sempre stata fioca sulle cose, sui corpi, sui ricordi, e sulle nostre relazioni sgangherate.
Lunedì accompagno mamma in una residenza per anziani. Dopo anni di lotte, confusioni, equivoci, martiri fraterni, sorelle lontananze, una caduta, uno spavento, niente di rotto, e si è frantumata ogni illusione che potesse restare a casa una persona di quasi 88 anni, con decenni di acciacchi mentali addosso, senza più cognizione nemmeno del suo antico dolore di orfana a metà. Vabbè, ci sarebbe da scriverci un capitolo nuovo, ma oggi sono stanco, come se avessi soppresso ogni vuoto di realtà con lo stare fermo a fare lo scrivano sentinella mentre mamma dorme.
Stamattina, verso le sei, mi sono messo accanto a lei sul lettone. Si agitava con le gambe, farfugliava, poi mi ha guardato e detto: che hai paura? Per poi tornare a farfugliare. L'altra sera, dopo il brevissimo ricovero, mentre la mettevo a letto, con una faccia allarmata, poco sotto all'immobile sacro cuore, mi fa: non voglio morire, no.
E io temo un'onda simbiotica di mio fratello, accudente silente in questi anni di vedovanza solitaria di mammà. Ma oggi, cosa ha veramente senso in questo scegliere una struttura per anziani quasi allo scadere di una storia già dissolta da una vita? Sembra tutto già scritto, proiettato, perdonato in future dimenticanze.
Penso a quando, in una vigilia di Natale di due anni fa, poco prima di mettermi a tavola proprio in questa casa, di sotto, lontano dall’immobilità del sacro cuore, Fiumani mi ha scritto su messenger che era morta sua madre. Perché lo ha fatto? Negli anni c'eravamo scambiati qualche messaggio, ci siamo salutati al volo dopo qualche suo concerto, e poco di più. Sarà che ascolto le sue canzoni da trenta e passa anni, e che lui legga ogni tanto le mie storielle su Facebook, ma, intanto, mi consolo con il mistero della fede delle affinità che crea miracoli, alla faccia del sacro cuore tutta scena e basta.
Ps
Mi sono appena accorto che c'è una Madonna sul letto di mia madre, e il sacro cuore chissà che fine ha fatto. Ve l’avevo detto che qui è tutto poco illuminato.

